5 Dicembre 2013 Eventi

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In onore del book city, evento che ha animato l’ultimo weekend milanese, tra una conferenza, un workshop e una tazza di tè fumante, abbiamo scoperto un posto alquanto intrigante: Open.

Situata in Viale Montenero, l’Open è una libreria alternativa che infrange i canoni della libreria tradizionale, offrendo non solo una selezione mirata di proposte letterarie, tra sperimentazioni e classici, ma anche spazi comodi e accoglienti in cui immergersi nel piacere della lettura o dedicarsi allo studio e al contempo sentirsi “a casa propria”.

Per addentrarci nell’ingegno degli ideatori di questo interessante quanto geniale progetto abbiamo deciso di intervistare uno dei promotori e cofondatori di Open, Giorgio Fipaldini.

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Com’è nata l’idea di Open?

<<E’ partita da un pensiero. Di solito le idee nascono nella testa di una persona e, o rimangono dei sogni, o diventano progetti concreti… se si riescono a trovare le persone giuste. Io ho avuto la fortuna di incontrarle. Con Piergiorgio, Fabrizio e Carla ho dato il via ad un business plan per trovare finanziamenti. Volevamo aprire una libreria che fosse molto di più e cambiasse i paradigmi della libreria tradizionale.>>

 

È stato difficile coordinarsi per portare avanti economicamente il progetto?

<<Nessuno di noi è nato ricco. Abbiamo iniziato il progetto investendo i nostri risparmi, in modo tale da poter trovare uno spazio conforme a ciò che immaginavamo di realizzare. Abbiamo avviato poi una campagna di found raising e, in maniera molto romanzata, a poco a poco sempre più investitori si sono fatti avanti. Non è stato semplice: da gennaio a novembre ho tenuto 83 presentazioni, raccogliendo inizialmente appena un quinto del necessario. Due allora erano le strade: procrastinare l’apertura all’infinito o, con intraprendenza, dare il via a qualcosa di concreto. Il nostro coraggio è stato alla fine premiato, in quanto l’ultimo investitore ci ha proposto di collaborare addirittura il giorno prima dell’inaugurazione.>>

 

Qual è lo scopo della creazione di uno spazio così particolare?

<<Il nostro obiettivo era quello di far venire in libreria le persone che normalmente non ci entrano. Volevamo creare uno spazio che facesse sentire le persone a casa: io sono contento quando la gente, senza chiedere nulla, entra e si siede sui divani a lavorare al computer o a leggere un libro. Il fine era quello di creare un nuovo format di consumo della cultura, che si adattasse allo spirito del nostro tempo. Infatti non ci sono solo libri: ci sono tablet, c’è design, c’è la possibilità di lavorare insieme e c’è una caffetteria. >>

 

 

Avete dato importanza al design?

<<Certo. Crediamo di fatto che al giorno d’oggi sia importante creare uno spazio che sia bello in senso pieno, inserendo un design “intelligente”. Ci siamo affidati per questo a LAGO, che ha rimarcato l’home feeling e l’idea di apertura.>>

 

Sappiamo che organizzate anche dei workshops. Ce ne parli.

<<Rientrano perfettamente nella concezione iniziale di un luogo frequentato da più utenti, che hanno la possibilità, grazie a queste attività,  di pensare in modo creativo e alternativo.

Abbiamo in programma anche altri eventi, quali presentazioni di libri e workshops legati al mondo della cucina.>>

 

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Qual è il vostro criterio di selezione dei libri?

<<Nonostante uno spazio così ampio abbiamo voluto sganciarci dalla concorrenza con le librerie tradizionali contenenti migliaia di volumi ma pochi posti per i lettori. Quindi piuttosto che creare un ambiente “librocentrico” abbiamo preferito privilegiare l’uomo, catalogando i libri non in base ai generi letterari d’appartenenza, bensì in base alle sue emozioni: libri che fanno piangere, libri che fanno ridere, libri da leggere quando si è innamorati e così via>>.

 

Come avete organizzato l’aspetto mediatico?

<<Per la pubblicità ci siamo affidati principalmente ai social networks, strumento che si è rivelato efficace: all’inaugurazione, infatti, si è presentato un migliaio di persone. Questo è uno degli aspetti più interessanti di Milano: è una città cosmopolita e, in quanto tale, risponde sempre bene alle nuove iniziative.

Avevamo aspettative positive che finora si sono realizzate: ora però dobbiamo affrontare la sfida più faticosa, in quanto è necessario mantenere una certa costanza, dopo l’ondata di novità.>>

 

 

Questa intervista non ha costituito per noi solo una risposta a dubbi e domande che ci siamo posti quando abbiamo scoperto Open, ma ci ha dato la possibilità di conoscere Giorgio e con lui anche Fabrizio, Carla, Piergiorgio e tutti i portatori di sogni che hanno ancora il coraggio di insistere sulla divulgazione culturale, che hanno avuto l’abilità di trasformare prodotti da vendere in prodotti da raccontare.

Le parole di Giorgio alla fine dell’intervista, a “microfono spento”, hanno trasmesso tanta speranza e fiducia nei sogni di ciascuno di noi: <<Ragazzi tenete duro perché anche se sono tempi difficili, i progetti si realizzano; spesso si incontrano persone che ostacolano i nostri sogni e in alcuni casi li distruggono, ma non bisogna arrendersi, non bisogna smettere di essere creativi e positivi, di credere in se stessi e nei propri desideri>>.

Francesca Cazzato

Benedetta Gava

Vito Pugliese

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